
Ciò che risulta per me fondamentale nel mio modo di lavorare è la creazione di una relazione basata sulla vicinanza, sull’empatia, sul calore e su un sostegno che venga realmente percepito dal paziente.
In questa cornice accompagno i miei pazienti a “fare amicizia” con la loro sofferenza, attraverso un approccio umano e, se può risultare utile, condividendo elementi della mia esperienza personale, senza nascondere che la vita, a volte, è stata difficile anche per me.
E…
Senza fango, non c’è loto
Molti di noi hanno vissuto esperienze in cui non si sono sentiti pienamente accolti, amati o riconosciuti per ciò che sono.
In questi percorsi di vita può risultare difficile sviluppare un senso sicuro del proprio valore personale e della cura verso sé stessi.
A volte, però, è proprio l’incontro con il dolore e con ciò che è stato difficile che può accendere un processo di ricerca e cambiamento, che porta gradualmente a lasciarsi alle spalle il vecchio e a ritrovare nuove direzioni di vita, proprio come un fiore di loto che emerge dal fango.
In questo processo, terapeuta e paziente lavorano come una squadra: il terapeuta guida il percorso, ma la persona ha un ruolo attivo e fondamentale nel cambiamento. Credo molto in questa collaborazione, che ho visto essere un elemento decisivo nei risultati della terapia.
Nel mondo della psicoterapia esistono diversi orientamenti teorici e modelli di intervento.
Personalmente mi sono formata nell’approccio cognitivo-comportamentale (CBT), un modello supportato da un’ampia ricerca scientifica sull’efficacia dei trattamenti psicologici.
Questo approccio si concentra sul “qui e ora” e parte dal presupposto che il disagio emotivo sia strettamente legato al modo in cui interpretiamo le situazioni e ai comportamenti che mettiamo in atto.
Il lavoro terapeutico agisce quindi su questi due livelli — pensieri e comportamenti — attraverso strategie mirate ad aiutare la persona a interpretare in modo più utile e funzionale ciò che sta vivendo e a sviluppare modalità più funzionali di adattamento alle difficoltà.
Successivamente, ho scelto di approfondire gli sviluppi più recenti dell’approccio cognitivo-comportamentale, ampliandolo con le cosiddette terapie di terza generazione.
Questi modelli integrano il lavoro su pensieri e comportamenti con un’attenzione più profonda all’esperienza emotiva, alla consapevolezza, all’accettazione dell’esperienza, al riconnettersi ai valori e al modo in cui la persona si relaziona a sé stessa.
Seguendo questa strada mi sono specializzata in:
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Miriam Nipote – Psicologa
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